Il figlio più giovane abbandona il padre in cerca di felicità: crede di trovarla nelle cose e nel piacere. Ma si trova ridotto a servo e a contendere le ghiande ai porci, a morire di fame. In una situazione così disastrosa, nel cuore e nella mente di questo figlio giovane si scontrano due sentimenti: la voglia di vivere, perché muore di fame, e il ricordo dell’immagine del padre con il desiderio di tornare da lui.
Ecco allora la decisione: tornare dal padre. «Il padre lo vede da lontano, commosso gli corre incontro, gli si getta al collo e lo bacia» e subito ordina: anello al dito, abito nuovo, sandali ai piedi, un banchetto e una festa. Il centro della parabola è la rivelazione del cuore di Dio Padre. Al suo volto dobbiamo guardare, a lui che è amore grande, indistruttibile, incondizionato, misericordioso.
Questa parabola è per tutti noi accecati dal desiderio di libertà, di autonomia. Spesso ci allontaniamo da Dio. Ma con il tempo ci accorgiamo che senza intimità con Lui nulla serve. Tutto appare inappagato, inadeguato. Si avverte così la necessità di bonificare la propria vita, di sanare le proprie ferite, sia quelle causate dalla ricerca di un divertimento sfrenato, trasgressivo e senza regole, sia quelle causate dall’isolamento in cui ci si viene a trovare.
La Quaresima è per tutti tempo di grazia, tempo per ritornare alla casa del Padre. Se riconosciamo il nostro peccato, Lui ci viene incontro con l’abbraccio della misericordia e con esso ritroviamo la nostra vera dignità, rinasciamo, ed è festa del cuore.
Insegnamento catechistico
Dio è un padre misericordioso: ci lascia liberi ed è pronto ad accoglierci
quando ritorniamo a lui dopo averlo abbandonato.
Con il sacramento della Riconciliazione
facciamo anche noi l’esperienza di quel giovane
torniamo alla dignità di figli e di fratelli nella comunità
che fa festa per noi.
