Pensieri di Papa Francesco
Una sana “cultura dell’ozio”
Accanto a una sana “cultura del lavoro”, dunque, Francesco incoraggia a coltivare anche una sana “cultura dell’ozio”. «La persona non è solo lavoro – ricorda il 28 giugno 2017, incontrando i delegati della Cisl (Confederazione italiana sindacati lavoratori) -. Dobbiamo pensare anche alla sana cultura dell’ozio, di saper riposare. Questo non è pigrizia, è un bisogno umano. Quando domando a un uomo, a una donna che ha due, tre bambini: “Ma, mi dica, Lei gioca con i suoi figli? Ha questo ‘ozio’?” – “Eh, sa, quando io vado al lavoro, loro ancora dormono, e quando torno, sono già a letto”. Questo è disumano. Perché la persona non è solo lavoro, perché non sempre lavoriamo e non sempre dobbiamo lavorare».
La famiglia e la festa
Il riferimento alla famiglia non è casuale: è qui, infatti, spiega il Papa, che si può godere a pieno del senso non solo del riposo, ma anche della festa. Il nucleo familiare «è dotato di una competenza straordinaria per capire, indirizzare e sostenere l’autentico valore del tempo della festa» che «non è la pigrizia di starsene in poltrona, o l’ebbrezza di una sciocca evasione — afferma all’Udienza generale del 12 agosto 2015—. No, la festa è anzitutto uno sguardo amorevole e grato sul lavoro ben fatto. È il tempo per guardare i figli, o i nipoti, che stanno crescendo, e pensare: che bello! È il tempo per guardare la nostra casa, gli amici che ospitiamo, la comunità che ci circonda, e pensare: che cosa buona! Dio ha fatto così quando ha creato il mondo».
Non dimenticare gli emarginati
Infine, lo sguardo di Francesco non si distacca mai da chi le vacanze non se le può permettere: sono numerose le occasioni in cui il Pontefice rivolge il suo pensiero alle tante persone sole, anziane o malate che non possono cambiare orizzonte alla loro vita quotidiana. «Non posso dimenticare coloro che non possono andare in vacanza — afferma il Papa all’Angelus del 15 agosto 2021, solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria —, coloro che rimangono al servizio della comunità e anche coloro che si trovano in condizioni disagiate, aggravate dal forte caldo e dalla chiusura per ferie di alcuni servizi. Penso specialmente ai malati, agli anziani, ai carcerati, ai disoccupati, ai profughi e a tutte le persone sole o in difficoltà. Maria estenda su ciascuno la sua materna protezione».
La solidarietà e il servizio ai fratelli più fragili
Un invito a praticare la solidarietà, insomma, a dare sempre più corpo a questa virtù morale, a questo atteggiamento sociale che si esprime concretamente nel servizio, assumendo forme molto diverse nel modo di farsi carico degli altri. Nell’Enciclica “Fratelli tutti” sulla fraternità e l’amicizia sociale, diffusa il 3 ottobre 2020, il Pontefice ribadisce che «il servizio è in gran parte avere cura della fragilità. Servire significa avere cura di coloro che sono fragili nelle nostre famiglie, nella nostra società, nel nostro popolo. In questo impegno ognuno è capace di mettere da parte le sue esigenze, aspettative, i suoi desideri di onnipotenza davanti allo sguardo concreto dei più fragili. Il servizio guarda sempre il volto del fratello, tocca la sua carne, sente la sua prossimità fino in alcuni casi a “soffrirla”, e cerca la promozione del fratello. Per tale ragione il servizio non è mai ideologico, dal momento che non serve idee, ma persone». Lontana da sporadici atti di generosità, la vera solidarietà, continua Bergoglio, implica «pensare e agire in termini di comunità; lottare contro le cause strutturali della povertà, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, della terra e della casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi. È far fronte agli effetti distruttori dell’Impero del denaro. La solidarietà, intesa nel suo senso più profondo, è un modo di fare la storia».
La misericordia realizza i sogni di Dio nel mondo
D’altronde, per il Pontefice le opere di misericordia verso gli ultimi, gli scartati, i dimenticati sono la realizzazione del progetto che Dio ha per ciascuno di noi. Un progetto che va ben oltre il “qui e ora” per arrivare «in corsa verso traguardi alti, con gioia e con audacia». «Non siamo fatti per sognare le vacanze o il fine settimana, ma per realizzare i sogni di Dio in questo mondo — dice Francesco il 22 novembre 2020, nella Messa per la Solennità di Cristo Re —. Egli ci ha reso capaci di sognare per abbracciare la bellezza della vita. E le opere di misericordia sono le opere più belle della vita. Le opere di misericordia vanno proprio al centro dei nostri sogni grandi. Se hai sogni di vera gloria, non della gloria del mondo che viene e va, ma della gloria di Dio, questa è la strada. Perché le opere di misericordia danno gloria a Dio più di ogni altra cosa».
Dunque, preghiera e compassione; cultura del lavoro e cultura dell’ozio; solidarietà e misericordia: sono questi, in sintesi, gli accenti, le accezioni e le sfumature che Papa Francesco pone sulla grande pagina delle vacanze estive. Una pagina che ora corro subito a raccontare a mio nipote Luca, perché adesso conosco la risposta giusta alla sua domanda.
Isabella Piro