Come viviamo il nostro rapporto con il prossimo, soprattutto con chi è nel bisogno? E come gestiamo i beni che abbiamo ricevuto? Sono queste le domande che vengono suggerite dalla Parola di oggi.
Il profeta Amos ammonisce i ricchi del suo tempo per la loro indifferenza e compiacenza. Mentre il popolo soffre, loro si crogiolano nei loro agi, non si curano della rovina che li circonda. Questa denuncia non è solo storica, ma sorprendentemente attuale: ci ricorda che l’indifferenza può diventare complicità. Non basta non fare del male; occorre anche non chiudere gli occhi davanti al male altrui.
Il salmo è un inno alla fedeltà e alla giustizia di Dio, che “rende giustizia agli oppressi” e “dà il pane agli affamati”. Contrappone la logica umana della ricchezza e del potere alla logica divina del servizio e della misericordia. È un invito a fidarci del Signore, che non abbandona chi soffre.
Paolo esorta Timoteo a fuggire “l’attaccamento al denaro”, a seguire invece la giustizia, la fede, l’amore, la pazienza. È un richiamo alla sobrietà e all’integrità, virtù essenziali per chi desidera vivere secondo il Vangelo. La vera ricchezza non è accumulare, ma vivere con rettitudine e cercare Dio.
La parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro è tra le più incisive e drammatiche. Il ricco non è condannato per aver fatto del male, ma per non aver fatto nulla per Lazzaro, che giaceva alla sua porta. L’egoismo e la cecità del ricco lo rendono incapace di vedere l’altro.
Dopo la morte, i ruoli si invertono: Lazzaro è consolato, il ricco è tormentato. Il messaggio è chiaro: la vita è il tempo della responsabilità. Le scelte che facciamo oggi hanno conseguenze eterne.
Viviamo in un mondo segnato da forti disuguaglianze, dove l’indifferenza può diventare uno stile di vita. Non possiamo essere discepoli di Cristo senza prenderci cura degli ultimi. Il vero pericolo non è la ricchezza in sé, ma il cuore chiuso, incapace di compassione. Dio non ci chiede di risolvere tutti i problemi del mondo, ma ci chiede di non ignorare Lazzaro alla nostra porta.
