Le letture parlano oggi di una sete non solo fisica, ma spirituale.
Il popolo d’Israele (Es 17,3-7), liberato dall’Egitto, si trova nel deserto senz’acqua. La liberazione non elimina immediatamente le difficoltà. La fame e la sete fanno emergere la nostalgia della schiavitù e la tentazione della mormorazione. È sorprendente: Dio ha compiuto prodigi, eppure il cuore dell’uomo dimentica in fretta. Mosè, su comando del Signore, percuote la roccia e ne scaturisce acqua. La roccia diventa segno della fedeltà di Dio anche quando l’uomo dubita. Il luogo viene chiamato Massa e Merìba, “prova” e “contestazione”.
È l’immagine delle nostre crisi: momenti in cui mettiamo Dio alla prova chiedendogli segni immediati della sua presenza.
San Paolo (Rm 5,1-2.5-8) ci ricorda che la speranza “non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo”. Qui la sete trova già una risposta: Dio non dona solo acqua esteriore, ma riversa il suo amore dentro di noi. Cristo muore per noi “quando eravamo ancora peccatori”. Non aspetta che siamo perfetti. La Quaresima non è il tempo per dimostrare qualcosa a Dio, ma per lasciarci raggiungere da un amore che ci precede. È questa consapevolezza che trasforma le prove in cammino di crescita.
Nel Vangelo (Gv 4,5-42) incontriamo Gesù al pozzo di Sicar, in dialogo con la Samaritana. È un incontro carico di significato: un uomo parla con una donna; un giudeo con una samaritana; un maestro con una persona dalla vita ferita. Gesù supera ogni barriera. «Dammi da bere». Dio si presenta come assetato. Ma in realtà è Lui che vuole dissetare. L’“acqua viva” di cui parla non è quella del pozzo, ma la vita nuova che sgorga dall’incontro con Lui. La Samaritana passa gradualmente dalla curiosità alla fede: da “Giudeo” a “Signore”, poi “profeta”, fino a riconoscerlo come Messia. E infine diventa missionaria: lascia la brocca e corre ad annunciare al villaggio ciò che ha scoperto. La brocca abbandonata è simbolo di una sete finalmente orientata verso ciò che conta davvero.
INSEGNAMENTO CATECHISTICO
La roccia percossa nel deserto prefigura Cristo, da cui sgorga l’acqua dello Spirito.
La Quaresima non è solo rinuncia, ma scoperta:
dentro la nostra sete abita già una sorgente.
