29 marzo 2026: VI DOMENICA DI QUARESIMA – Domenica delle Palme

LETTURE DEL GIORNO

La Domenica delle Palme ci pone davanti a un contrasto potente e quasi sconcertante: da una parte l’ingresso festoso di Gesù a Gerusalemme, accolto con rami di palma e grida di “Osanna”; dall’altra il racconto della Passione, che ci conduce rapidamente verso il rifiuto, la sofferenza e la croce.

Questa doppia prospettiva è profondamente umana. Anche noi, come la folla, siamo capaci di entusiasmo e di fede quando tutto sembra luminoso e promettente. Ma siamo anche fragili, mutevoli, pronti a tirarci indietro quando il cammino si fa difficile, quando seguire Cristo implica rinuncia, silenzio, fedeltà nella prova.

L’ingresso di Gesù a Gerusalemme è carico di significato: non entra come un re potente, ma umile, disarmato, su un asino. È un modo di essere re completamente diverso da quello che il mondo si aspetta. È un invito a riconoscere una regalità fatta di servizio, di mitezza, di dono totale. Eppure, proprio questa mitezza verrà fraintesa e rifiutata.

Il racconto della Passione, poi, ci costringe a non restare spettatori. Non possiamo limitarci a “osservare” ciò che accade: in qualche modo siamo dentro la scena. Siamo nella folla che grida, nei discepoli che fuggono, in Pietro che rinnega, ma anche nel centurione che riconosce: “Davvero costui era Figlio di Dio”. Ognuno di noi può ritrovare una parte di sé in questi personaggi.

Ciò che colpisce profondamente è il silenzio e l’abbandono fiducioso di Gesù. Non risponde alla violenza con violenza, non si sottrae al dolore, ma lo attraversa con un amore radicale. Anche nel momento più buio, sulla croce, si affida: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. È il grido di chi sperimenta fino in fondo la nostra condizione umana, senza smettere di rivolgersi al Padre.

La Domenica delle Palme, allora, non è solo l’inizio della Settimana Santa: è una soglia interiore. Ci invita a chiederci che tipo di discepoli vogliamo essere.

Solo quelli dell’entusiasmo facile, o anche quelli della fedeltà nella prova? Siamo disposti a seguire Gesù non solo quando è acclamato, ma anche quando è rifiutato?

Entrare nella Settimana Santa significa accettare questo cammino: passare dall’“Osanna” al silenzio, dalla folla al cuore, per riscoprire che l’amore vero non si misura nel successo, ma nella capacità di donarsi fino alla fine.