Le letture di questa domenica ci mettono davanti a una domanda esigente: che cosa facciamo del dono che Dio ci ha affidato?
La prima lettura presenta l’immagine della vigna amata e curata con ogni attenzione. Il Signore ha fatto tutto ciò che era possibile per la sua vigna, ma essa, invece di produrre uva buona, produce uva selvatica. È un’immagine che parla del rapporto tra Dio e il suo popolo, ma anche della nostra vita personale: Dio semina, accompagna, sostiene, attende una risposta libera e responsabile.
Nel Vangelo, Gesù riprende la stessa immagine e racconta la parabola dei vignaioli omicidi. La vigna è affidata alle loro cure, ma essi dimenticano che non è di loro proprietà. Vogliono impadronirsene e arrivano perfino a rifiutare e uccidere i messaggeri del padrone e infine il figlio. Il problema non è soltanto la violenza: è la pretesa di vivere come se tutto ci appartenesse e come se non dovessimo rendere conto a nessuno.
La Parola di oggi ci invita allora a riconoscere che la nostra vita è un dono e una responsabilità. Ci sono persone, relazioni, comunità, talenti, tempo e beni che ci vengono affidati perché portino frutto. Non siamo proprietari assoluti, ma custodi. E il frutto che Dio attende non è qualcosa di straordinario: è una vita capace di giustizia, misericordia, fedeltà, solidarietà e amore.
San Paolo, nella seconda lettura, ci indica anche una strada concreta: «quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, ciò che è virtuoso e merita lode, sia oggetto dei vostri pensieri». La fede, dunque, non consiste soltanto nel riconoscere Dio, ma nel lasciare che il Vangelo trasformi i nostri pensieri, le nostre scelte e il nostro modo di vivere.
Chiediamoci allora: quale frutto sta producendo la nostra vita? Stiamo custodendo con gratitudine ciò che abbiamo ricevuto oppure lo consideriamo un possesso da difendere? La vigna del Signore può ancora diventare un luogo di vita quando impariamo a riconoscere il dono, ad accogliere il Figlio e a consegnare frutti di amore. Il Signore ci conceda di non essere semplicemente persone che ricevono, ma uomini e donne capaci di far fruttificare i suoi doni, perché attraverso la nostra vita la sua vigna possa portare frutti buoni per tutti.
