Il filo rosso che unisce le letture è la necessità di una fede che non vacilli di fronte alle difficoltà, alle ingiustizie e al silenzio divino. Abacuc si lamenta dell’iniquità che sembra trionfare; l’apostolo Timoteo è chiamato a non vergognarsi nella prova; gli apostoli domandano che la loro fede cresca; Gesù risponde che anche una fede piccola, se vera, è capace di operare “miracolosamente”.
Non bisogna quindi perdere la speranza, anche quando sembra che il male ab- bia il sopravvento. Le sfide, le ingiustizie, il senso di impotenza – tutti questi momenti mettono alla prova la fede. Ma il profeta Abacuc ci ricorda che la promessa divina non fallisce: “verrà e non tarderà”. Non è una fede ingenua, ma una fede fiduciosa nei tempi di Dio.
Come Paolo invita Timoteo, anche noi siamo chiamati a risvegliare il dono battesimale, a non lasciarlo assopire. Ciò richiede coraggio, fedeltà e disponi- bilità a soffrire per il Vangelo, sapendo che non siamo soli, ma accompagnati dallo Spirito.
Servire con gratuità e umiltà La misura della nostra vita cristiana non sta in quanto abbiamo fatto, ma nello spirito con cui lo abbiamo fatto. Anche quando il servizio sembra “minimo”, esso va offerto senza calcoli e con riconoscenza verso Dio che ci chiama.
Dobbiamo allenare il cuore all’ascolto quotidiano. Ogni giorno è “oggi” per ascoltare la voce del Signore. Non attendiamo tempi “migliori” o circostanze più favorevoli: il nostro “oggi” spirituale è decisivo per la giustizia e la pace. Faciamo spazio poi all’umiltà e alla dipendenza da Dio. La fede non è un meri- to personale, ma un dono da custodire. È bene riconoscere i propri limiti e aprirsi all’azione di Dio, confidando che anche un “piccolo” passo di fede, se sincero, è fecondo.
