La quarta domenica di Quaresima è tradizionalmente chiamata domenica “Laetare”, cioè della gioia. In mezzo al cammino penitenziale appare già una luce di speranza. Tutte le letture ruotano attorno a un grande simbolo: la luce che permette di vedere veramente.
Nella prima lettura (1Sam 16,1b.6-7.10-13) Dio sceglie Davide come re. La scelta sorprende tutti: non il più forte, non il più grande, ma il più giovane. Il Signore ricorda a Samuele una verità decisiva: “l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore”. Questo testo ci invita a cambiare il nostro modo di giudicare: spesso guardiamo le persone con criteri esterni, mentre Dio guarda la profondità della persona.
Il Salmo 23 rafforza questa fiducia: il Signore è il pastore che guida anche nelle valli oscure. La luce di Dio non elimina le difficoltà della vita, ma le attraversa con noi.
Nella seconda lettura (Ef 5,8-14) Paolo usa un’immagine molto forte: “Un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore”. Non dice solo che siamo illuminati, ma che diventiamo luce quando viviamo secondo il Vangelo. La fede non è solo credere, ma trasformare la propria vita.
Il culmine è il Vangelo del cieco nato (Gv 9,1-41). Gesù dona la vista a un uomo che non ha mai visto. Ma il vero paradosso è questo: il cieco guarisce e arriva alla fede, mentre chi pensa di vedere (i farisei) rimane nella cecità spirituale.
Il miracolo diventa così un segno per tutti noi: la vera cecità non è quella degli occhi, ma quella del cuore chiuso alla verità.
INSEGNAMENTO CATECHISTICO
Lasciamo che la luce di Cristo entri nelle nostre zone d’ombra,
per imparare a vedere Dio, gli altri e noi stessi con uno sguardo nuovo.
