Pasqua ed Eucaristia

Oggi la Chiesa esplode di gioia: Cristo è risorto! Non è solo un annuncio del passato, non è il ricordo di un evento lontano: è una presenza viva, è una forza che attraversa il tempo e raggiunge ciascuno di noi, qui e ora.

Le letture di oggi ci conducono dentro questo mistero con un movimento preciso: dalla ricerca, allo stupore, fino alla fede.

Nel Vangelo vediamo Maria di Magdala correre al sepolcro. È ancora buio. Quel buio non è solo quello dell’alba: è il buio del cuore ferito, della speranza delusa. Anche Pietro e Giovanni corrono: corrono perché qualcosa è accaduto, ma non hanno ancora capito cosa. Vedono i segni – il sepolcro vuoto, i teli – ma la fede nasce lentamente.

Quante volte anche noi siamo così: vediamo segni, intuiamo qualcosa, ma facciamo fatica a credere davvero che la vita può vincere la morte, che l’amore può vincere il male, che Dio è all’opera nella nostra storia concreta.

Ed è qui che il mistero della Pasqua si intreccia profondamente con quello dell’Eucaristia.

Perché l’Eucaristia è il luogo in cui il Risorto continua a rendersi presente. Non è solo un ricordo dell’Ultima Cena, non è un gesto simbolico: è Cristo vivo che si dona. È il Crocifisso-Risorto che si fa pane spezzato per noi.

Pensiamoci: anche nell’Eucaristia, come nel sepolcro, ciò che vediamo è semplice, quasi povero – un pezzo di pane, un calice di vino. Ma dentro quei segni si nasconde una presenza che cambia tutto. Come Giovanni davanti al sepolcro, anche noi siamo chiamati a “vedere e credere”.

E allora la Pasqua non è solo una verità da proclamare, ma una realtà da vivere.

Viviamo in un tempo in cui molti sperimentano forme di “sepolcro”: solitudini profonde, paure per il futuro, relazioni ferite, fatiche nel lavoro, senso di smarrimento. Il rischio è abituarsi al buio, pensare che nulla possa cambiare.

Ma la Pasqua ci dice: il sepolcro non è l’ultima parola.

E l’Eucaristia ci dà la forza concreta per crederlo e viverlo. Ogni volta che ci accostiamo all’altare, noi entriamo dentro la Pasqua di Cristo. Riceviamo una vita che non si consuma, un amore che non viene meno, una speranza che resiste anche nelle prove.

Ma c’è di più. Se Cristo si dona a noi come pane, anche noi siamo chiamati a diventare pane per gli altri. La Pasqua diventa concreta quando la nostra vita si spezza per amore: in famiglia, nel lavoro, nelle piccole scelte quotidiane. Quando scegliamo il perdono invece della vendetta, la pazienza invece dell’irritazione, la vicinanza invece dell’indifferenza.

Allora sì che il Risorto è davvero vivo in mezzo a noi.

Fratelli e sorelle, oggi non siamo chiamati solo a credere che Gesù è risorto. Siamo chiamati a vivere da risorti.

E questo è possibile solo se restiamo uniti a Lui, soprattutto nell’Eucaristia: lì impariamo a riconoscerlo, lì riceviamo la sua vita, lì diventiamo ciò che riceviamo.

Chiediamo allora la grazia di avere lo sguardo di Giovanni, capace di andare oltre i segni, e il cuore di chi sa riconoscere il Signore presente nella semplicità. Cristo è risorto. È davvero risorto. E continua a incontrarci, a nutrirci, a trasformarci.

Dall’omelia del giorno di Pasqua
don Francesco