GRATUTUDINE PER IL CENTENARIO DEI CAPITELLI IN ONORE DELLA MADONNA DE MARINA

Diciamo grazie di vero cuore –  senza citare il nome di nessuno ma includendo tutti – a chi ci ha fatto il dono di vivere questi giorni di grazia sentendo speciale la protezione e la compagnia di Maria.

Abbiamo fatto memoria dei tre Capitelli, presenti nella nostra Comunità cristiana sinodale, nati dalla fede nel Signore e dall’amore per la Madonna de Marina di un parroco “pastore illuminato e ricco di talento anche artistico”. Ma anche da un popolo che aveva bisogno di qualcosa che ravvivasse il fuoco “del suo primo amore”.

Dopo aver consultato i capifamiglia e chi era giusto interpellare scelse questa via dei Capitelli e insieme, pastore e fedeli, ne costruirono tre: nella zona dei “Berti”, in Corte “Granda” e presso i “Netti”. Tutti si diedero da fare per concludere l’iniziativa in breve tempo. Un’opera benedetta dalla Chiesa ma di proprietà del Comune, quindi di valenza civile e religiosa. Oggi vediamo quello dei “Netti”, restaurato e ben custodito mentre gli altri due soffrono ancora per la promessa del restauro e sono attualmente in stato di abbandono. Speriamo di poterci ritrovare presto per andare in processione stavolta a benedirli e inaugurarli restaurati. Magari trovandoci  insieme a benedire l’uno con la recita del rosario e poi proseguire in processione verso l’altro per benedirlo e lì celebrare la Santa Messa.

Ci auguriamo  che questo non accada nel prossimo anno Giubilare tra 25 anni, quando molti di noi non ci saranno più. Sollecitiamo, assieme al nostro parroco don Francesco, che più volte se n’è fatto carico, perché, concluse le mille burocrazie, mantengano le promesse e facciano diventare al più presto questo desiderio una realtà.

Questi giorni ci hanno aiutato a crescere nell’amore a Maria, profumando la nostra fede di Gesù e del Vangelo e spronandoci ancora di più ad esserne testimoni per le nuove generazioni. Da custodi si delle cose… ma soprattutto da trasmettitori dinamici e pieni di audacia (parresia) nel consegnare quanto i nostri Padri ci hanno lasciato come tesoro prezioso.

E allora sa di sorpresa, profezia e impegno che  oggi viviamo questo momento conclusivo accogliendo nella nostra Comunità cristiana  con il sacramento del battesimo tre nuovi nostri piccoli fratelli.

È significativo il fatto che non abbiamo potuto avere tra noi il reliquario che ci appartiene e che si trova nel Museo diocesano, custodito in una teca inviolabile. “Rompemo tuto e se lo portemo quà perché a ze nostro”, diceva qualcuno in questi giorni,  ripieno di santo zelo e  riecheggiando la pagina biblica del “riandiamo a prenderci l’Arca del Signore”. No! La Madonna della Navicella è Madre di tutti e il suo messaggio speciale, dato all’ortolano Baldissera nel lontano 1508, era si per Chioggia … ma è e resta “buono e giusto” per tutta la Chiesa… per noi oggi. E il Museo della Diocesi lo custodisce per noi e per tutti. È dono prezioso della Chiesa e per la Chiesa “di ieri, di oggi e per sempre”. Di tutto il popolo santo di Dio che vuole bene alla Madonna e che accoglie oggi il suo messaggio e si impegna a camminare sui sentieri della conversione.

Assieme a don Yacopo invocheremo la benedizione del Signore  per intercessione di Maria con gli altri due reliquiari, quello del Santuario della Navicella e quello di San Giacomo, e ringraziamo i rispettivi parroci che subito ce li hanno affidati per questi giorni giubilari di memoria.

Diceva il vescovo Piasentini che la nostra Diocesi è ben protetta da un “quadrilatero mariano”: la Madonna della Navicella, la Madonna dell’Apparizione di Pellestrina, la Madonna della Carità di Loreo e quella delle Grazie di Pettorazza Papafava. L’ho sentito da seminarista più volte e sempre con voce vibrante e poi tante lacrime. Diamo insieme lode al Signore e mettendo la nostra mano nella mano di Maria continuiamo a camminare “da veri fratelli e sorelle” (tema della fraternità al centro del nostro anno pastorale) lungo i sentieri della storia con fede, speranza e carità.

C’è chi parte e chi resta… e da oggi è con noi anche il “nostro Daniele” che avremo la fortuna di accompagnare verso il Diaconato (non molto lontano) e poi verso il sacerdozio.

Con affetto. P. Cesare, monaco-eremita di città.

(testo pronunciato al termine dei festeggiamenti del centenario dei capitelli)