Per la 21ª Giornata per la Custodia del Creato, che si celebra il 1° settembre 2026, la Conferenza Episcopale Italiana propone il tema «Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci» (Is 2,4). Il versetto del profeta Isaia richiama la trasformazione degli strumenti di guerra in strumenti capaci di generare vita, lavoro e futuro.
Il messaggio invita a riconoscere lo stretto legame tra pace, giustizia e cura della terra. Guerre e conflitti, infatti, non provocano soltanto morte e distruzione, ma feriscono anche l’ambiente, devastano territori, consumano risorse e compromettono il futuro delle popolazioni. La crisi ecologica e quella della pace non possono quindi essere affrontate separatamente.
Di fronte alla tentazione di investire sempre più energie e risorse nella guerra e negli armamenti, i vescovi italiani richiamano la necessità di orientare ogni attività umana alla pace. Le risorse economiche, il lavoro, la ricerca e le capacità tecnologiche possono essere impiegati non per distruggere, ma per costruire: per la vita delle persone, per la tutela dell’ambiente, per lo sviluppo dei popoli e per un’economia realmente al servizio del bene comune.
L’immagine delle spade trasformate in vomeri diventa così una vera conversione dello sguardo e delle scelte: ciò che può alimentare la morte deve essere riconvertito in ciò che genera vita. Custodire il creato significa allora anche promuovere relazioni pacificate, contrastare le disuguaglianze, utilizzare responsabilmente le risorse e consegnare alle nuove generazioni un mondo abitabile e un futuro di speranza.
La Giornata ci invita, infine, a non sentirci impotenti. La cura del creato e la costruzione della pace cominciano anche dalle scelte quotidiane: dal modo in cui consumiamo, lavoriamo, utilizziamo le risorse, viviamo le relazioni e partecipiamo alla vita della comunità. Trasformare le “spade” in “vomeri” significa scegliere concretamente la vita contro ogni logica di distruzione.
I Vescovi italiani nel loro documento ricordano così che la pace non è soltanto assenza di guerra: è una condizione necessaria per custodire la casa comune e costruire un futuro veramente umano.