Gesù non si limita ad inviare nel mondo i dodici apostoli, ne manda altri 72, numero simbolico per indicare che ogni battezzato è missionario del vangelo del Regno, e il suo annuncio è universale, cioè rivolto a tutti.
Li manda “a due a due” per prevenire ogni forma di individualismo, e per dare forza all’annuncio; essere in due infatti garantisce sostegno reciproco, solidità nella testimonianza, ed è segno di comunione e fraternità cristiana.
Il comportamento dei discepoli è segnato dalla fiducia: “Come agnelli in mezzo ai lupi”. È una forte immagine di umiltà e vulnerabilità; non è ingenuo coraggio, ma fedeltà e fiducia nella presenza di Cristo Gesù.
Anche la povertà è voluta: senza borse, sacca, sandali, un solo bastone, segno di affidamento alla provvidenza e invito a non farsi carico di strutture umane superflue.
Il saluto poi è quello della pace: “Pace a questa casa”. È un dono di riconciliazione e benedizione; se accolto, la pace rimane, altrimenti ritorna su chi l’ha portata.
Il principio del trattenersi nella prima casa accogliente e nutrirsi da quello che offre rappresenta l’apertura al messaggio, anche al di là delle barriere alimentari, e il suo stile famigliare.
Guarire malati e scacciare demoni è potere concesso da Gesù ed è segno della presenza del Regno.
Gesù chiede apertamente che siano tanti coloro che accettano questa sfida dell’annuncio; chiede infatti che si preghi il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe. La missione non nasce da iniziativa umana, ma da un invio divino; bisogna pregare per farsi strumenti.
Emerge chiaramente il volto della Chiesa: una Chiesa in uscita, in cammino in mezzo al mondo capace di esprimere prossimità e servizio, cura e relazione.
