In vacanza dagli affanni non dal cuore (Pensieri di Papa Francesco)

Il riposo, dimensione umana e divina

Nel linguaggio della fede, il riposo è una dimensione al contempo umana e divina, ossia non è una mera astensione dalla fatica quotidiana, bensì un’opportunità, un’occasione per sentirsi pienamente figli di Dio, sue creature. In quest’ottica, il tempo del riposo è sacro non solo perché è abitato dal Signore, ma anche perché ci permette di curare la vita familiare, culturale, sociale e religiosa. Lo stesso Papa Francesco, nell’agosto 2014, risponde così ai giornalisti che lo intervistano sul volo di ritorno dal viaggio apostolico nella Repubblica di Corea: «L’ultima volta che ho fatto vacanze fuori Buenos Aires, con la comunità gesuita, è stato nel 1975. Poi, sempre faccio vacanze – davvero! –, ma nell’habitat: cambio ritmo. Dormo di più, leggo le cose che mi piacciono, sento la musica, prego di più… E questo mi riposa».

L’importanza della preghiera

Per il Pontefice, quindi, la prima declinazione della parola “vacanza” è la preghiera: all’Angelus del 9 luglio 2017, ad esempio, dice ai fedeli: «Il Signore sa quanto la vita può essere pesante. Sa che molte cose affaticano il cuore: delusioni e ferite del passato, pesi da portare e torti da sopportare nel presente, incertezze e preoccupazioni per il futuro. E così, impariamo ad andare da Gesù e, mentre nei mesi estivi cercheremo un po’ di riposo da ciò che affatica il corpo, non dimentichiamo di trovare il ristoro vero nel Signore». Un invito ripetuto anche alla preghiera mariana del successivo 6 agosto, durante la quale il Papa ribadisce che tutti hanno bisogno «di un tempo utile per ritemprare le forze del corpo e dello spirito, approfondendo il cammino spirituale».

Il dialogo con Dio è rigenerante

E ancora, all’Angelus del 18 luglio 2021, Francesco sottolinea che d’estate «non basta “staccare la spina”, ma occorre riposare davvero. Per farlo, bisogna ritornare al cuore delle cose: fermarsi, stare in silenzio, pregare, per non passare dalle corse del lavoro alle corse delle ferie. Gesù non si sottraeva ai bisogni della folla, ma ogni giorno, prima di ogni cosa, si ritirava in preghiera, in silenzio, nell’intimità con il Padre. Guardiamoci dall’efficientismo, fermiamo la corsa frenetica che detta le nostre agende. Impariamo a sostare, a spegnere il telefonino, a contemplare la natura, a rigenerarci nel dialogo con Dio».

 

La promozione di una “ecologia del cuore”

Oltre alla preghiera, c’è anche un secondo significato che Bergoglio dà al periodo delle ferie estive ed è quello della compassione: sempre all’Angelus del 18 luglio 2021, Francesco evidenzia che «la compassione nasce dalla contemplazione. Se impariamo a riposare davvero, diventiamo capaci di compassione vera; se restiamo in contatto con il Signore e non anestetizziamo la parte più profonda di noi, le cose da fare non avranno il potere di toglierci il fiato e di divorarci. Abbiamo bisogno di una “ecologia del cuore”, che si compone di riposo, contemplazione e compassione. Approfittiamo del tempo estivo per questo!».

Il riposo amplia lo sguardo sul prossimo

Il concetto di “ecologia del cuore” si ritrova già, in nuce, nell’Enciclica Laudato si’ sulla cura della casa comune, diffusa nel 2015: al numero 237, infatti, il Papa scrive che «l’essere umano tende a ridurre il riposo contemplativo all’ambito dello sterile e dell’inutile, dimenticando che così si toglie all’opera che si compie la cosa più importante: il suo significato». Ciò che siamo chiamati a fare, invece, è «includere nel nostro operare una dimensione ricettiva e gratuita, che è diversa da una semplice inattività. Si tratta di un’altra maniera di agire che fa parte della nostra essenza. In questo modo l’azione umana è preservata non solo da un vuoto attivismo, ma anche dalla sfrenata voracità e dall’isolamento della coscienza che porta a inseguire l’esclusivo beneficio personale». Francesco poi spiega: «La legge del riposo settimanale imponeva di astenersi dal lavoro nel settimo giorno, “perché possano godere quiete il tuo bue e il tuo asino e possano respirare i figli della tua schiava e il forestiero” (Es 23,12). Il riposo è un ampliamento dello sguardo che permette di tornare a riconoscere i diritti degli altri. Così, il giorno di riposo, il cui centro è l’Eucaristia, diffonde la sua luce sull’intera settimana e ci incoraggia a fare nostra la cura della natura e dei poveri».

Ferie e lavoro “vanno insieme”

In terzo luogo, Bergoglio evidenzia che il riposo è strettamente collegato al lavoro: non si tratta di un paradosso, bensì di un modo sano di intendere, da una parte, la propria occupazione affinché non diventi una schiavitù, dall’altra il periodo delle ferie, poiché esse non sono solo un diritto, ma anche un bisogno umano. «Il riposo è il diritto che tutti abbiamo quando abbiamo lavoro – dice il Papa il 7 novembre 2015, ricevendo in udienza il personale dell’Inps (Istituto nazionale di previdenza sociale) -; ma se la situazione di disoccupazione, di ingiustizia sociale, di lavoro nero, di precarietà nel lavoro è tanto forte, come io mi posso riposare? Il vero riposo viene proprio dal lavoro! Tu ti puoi riposare quando sei sicuro di avere un lavoro sicuro, che ti dà dignità, a te e alla tua famiglia. Sono collegati, tutt’e due: il vero riposo e il lavoro». Un legame ribadito due anni dopo a Genova, nell’incontro con il mondo del lavoro presso lo Stabilimento Ilva: «Per celebrare la festa — afferma il Pontefice il 27 maggio 2017 —, è necessario poter celebrare il lavoro. L’uno scandisce il tempo e il ritmo dell’altra. Vanno insieme».